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8月13日 Tenderness, sweet tendernessCos’è un bacio?
Saran forse due labbra che si stringono la mano, due labbra che si scambiano i convenevoli tipici del primo incontro, due labbra che si fermano a chiacchierare e si raccontano la giornata? Cos’è un bacio se non il racconto di quello che vuoi, di quello che volevi, di quello che non sai ancora di volere? Il racconto di te, di me, di noi. Cos’è se non una scossa tellurica che speri attraversi la schiena altrui? Cos’è se non un insieme di particelle che ti trapassano da parte a parte? Esiste qualcos’altro se non quelle labbra, quella bocca…la tua, la mia? In quel momento senti: hai gli occhi chiusi, forse li apri ogni tanto, solo per dare una sbirciatina e per capire se sia tutto reale. Non sai esattamente dove mettere le mani, se tenerle lungo i fianchi, tuoi o altrui, se cingere l’altro in un abbraccio o perderti tra i suoi capelli, sulle sue guance. Nel bacio sei completamente perso, ti perdi e cerchi qualcuno che ti ritrovi, ma non troppo. Emozione, fremito che ti accompagna, che ti guida, che ti abbraccia. Cerchi qualcosa. Non sai dove, come, non sai nemmeno perché eppure protendi le labbra, le appoggi e ce le lasci lì, come se ci fosse il super attack con te. Il bacio è ricerca, la gioia di una scoperta ma anche il sapore dolce amaro di una perdita. Cos’è un bacio? Un intermezzo, un modo per stare più vicini, semplicemente un atto tra due persone, un piccolo atto condiviso? Baciarsi non è ridurre qualcosa a un atto, non è cercare una spiegazione. Troppo spesso si cercano risposte, il bacio insegna ad avere cura della domanda. E’ trasporto, è scintilla, è dolce movenza, lento dondolio di labbra, placida sabbia che ti scivola tra le dita ma anche onda anomala che aspetta di essere cavalcata. E’ l’occhio del ciclone, immoto movimento di aria, vento che scuote ma è incapace di muoverti. Eppur ti smuove. Il bacio ti immobilizza lì, ma ti smuove dentro: piano piano la goccia scava nella roccia, arriva lì al nodo del seno e lo scalza. Il bacio è presa di potere, è battito ectopico che insegna al tuo cuore cos’è la fibrillazione. Sono impulsi che partono all’impazzata e vengono condotti, tutti. Sempre. Sono io che lo definisco o è lui che mi da una forma, che modella quello che sono, quello che provo, quello che non so? Baciare è non sapere, è istinto, è insensato protendersi verso il baratro. Sono farfalle nello stomaco, briciole di pane all’angolo della bocca che se ne stanno beffarde e sorridenti a ricordarti quanto buono era la tua focaccia. Baciarsi è prendere quelle briciole e farle diventare nuovo pane, nuova linfa. E’ anche avere già il pane infornato e aspettare che piano piano arrivi il momento del gusto. E’ gusto, è sapore nuovo, è sensazione che si mescola, ma che non perde la sua identità, se mai la ritrova. E’ impazienza, è voglia di conquista, è un castello scalato ma torre ancora non raggiunta. E’ lenta spedizione verso territorio straniero, ma forse non nemico. E’ corsa frenetica contro vento, è una salita troppo ripida, che se ti giri diventa discesa. E’ movenza, è danza lenta, è abbraccio serrato, è respiro mozzato. E’ colore: è il rosso delle labbra, è il buio di due occhi chiusi che vedono lampi di luce. E’ fiamma: s’accende, m’accende e non sa spengersi. E’ divertimento, è gioco, è un piacevole dispetto sussurrato a fior di labbra. E’ urlo di emozione e grido soffocato da un’altra bocca che, impavida, ti afferra. E’ un’ insostenibile leggerezza che ti rende incredibilmente te stesso. Baciarsi è un verbo, un verbo che so coniugare solo all’infinito.
(elenco incompleto frutto di una reazione di ipersensibilità...)
Mille anni e poi mille Como una herida en el corazón que no me duele
Il a mis le café
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